GIRASOLE: UN ALTRO FRONTE APERTO

GIRASOLE: UN ALTRO FRONTE APERTO

 

Aumentare le superfici dedicate e massimizzare l’efficienza della concimazione per incrementare i raccolti del girasole italiano

Il conflitto Russia-Ucraina sta avendo impatto su moltissimi settori dell’agricoltura e, a cascata, sulla disponibilità di alimenti di uso quotidiano. Le scorte di olio di girasole, ad esempio, di cui sia Ucraina che Russia sono tra i maggiori produttori, potrebbero finire, secondo Assitol (l’Associazione italiana dell’industria olearia), nel giro di un mese, con ricadute sull’industria alimentare, sull’horeca, sull’industria oleochimica ed energetica e non per ultimo sulle nostre tavole e dispense. La sostituzione dell’impiego di olio di girasole con olio di palma, sarà la più immediata conseguenza, incidendo non solo sul piano ambientale ma anche sull’aumento dei costi di importazione, considerata la maggiore distanza dei Paesi produttori.

Una situazione che si preannuncia abbastanza grave se si pensa che negli ultimi anni siamo diventati sempre più dipendenti dall’estero quasi raddoppiando l’import di olio di girasole, che da circa 350 milioni del 2016 è diventato 625 milioni nel 2021. Ancora Assitol sostiene che negli ultimi 10 anni la produzione italiana di girasole si sia dimezzata, passando da una superficie di circa 200 mila ettari ad una di 120 mila.

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